Dopo aver passato una settimana di riposo a Brisbane riprendo il mio viaggio. Questa Volta però in treno, destinazione Rosewood un piccolo villaggio distante 70 km circa da Brisbane. L’idea iniziale era quella di cercare lavoro a Brisbane e starci un mese. Ma dopo aver valutato alcune variabili io e Roberto abbiamo optato per la soluzione alternativa. Un mese di tempo significa almeno una settimana di sbattimenti, consegnare cv… Aspettare la chiamata… Nel frattempo continuare a pagare l’ostello. Poi magari… Quando finalmente trovi il lavoro ti rimangono solo pochi giorni. In breve questo ragionamento ci ha portato a scegliere il WWOOF, acronimo di Willing Workers On Organic Farm. In pratica occorre prima di tutto acquistare il libro: “The Australian WWOOF book”, reperibile in quasi tutte le librerie al costo di 65 dollari. Questa spesa è valida come copertura assicurativa nel caso malauguratamente vi facciate male. Da quello che leggo sul libro dovrebbe coprire fino a 10.000 dollari, in caso di morte. Spese di spedizione e funerale compreso. Solo 1500 per ossa rotte.
Ma queste sono solo le voci che riguardano l’assicurazione… Si sa loro cercano sempre di fare i drammatici… Io non corro nessun pericolo… Andrò in una piccola fattoria gestita da una anziana coppia di australiani.
Sostanzialmente nel libro dell’Australian WWOOF si possono trovare tutte le fattorie che in Australia aderiscono a questo tipo di iniziativa. In cambio di 5 ore di lavoro al giorno si ricevono vitto e alloggio… In più vivere l’esperienza della vita di campagna a stretto contatto con i veri farmers australiani. Insomma una valida alternativa che sulla carta permette di viaggiare e vivere l’Australia a basso costo. Devo ammettere però che ho sentito diverse esperienze… Positive e meno. Alcune farm sono delle discariche ambulanti, sprovviste degli elementari servizi igienici di questo ultimo secolo… Ma non dovrebbe essere il mio caso… Spero… Fortunatamente questa fattoria mi è stata consigliata da una amica conosciuta a Brisbane, lei stessa ci ha trascorso una settimana, trovandosi bene. Mi auguro valga lo stesso per me… Devo solo testarlo di persona. Brisbane ormai è alle mie spalle, dal finestrino del treno guardo le campagne del Queensland e mi chiedo come sarà questa nuova esperienza…
Dopo aver aspettato qualche minuto alla stazione di Rosewood abbiamo incontrato Alan, il padrone della fattoria. La prima cosa che ho notato sono state le sue mani… Ruvide… Dalle dita tozze e con il particolare delle unghie… Quasi tutte distrutte e nere. Prova evidente di una vita di duro lavoro manuale. Alan assomiglia allo “Zio Jesse” di Hazzard.! è inglese di nascita ma dall’età di 9 anni si è trasferito con la sua famiglia in Australia. Ora avrà una sessantina d’anni ma ne dimostra qualcosa di più per via della barba lunga ma soprattutto penso per lo stile di vita agreste…. Dopo esserci presentati e aver caricato le valige siamo partiti a bordo della sua Hyundai sgarrupata… Appena dopo aver girato l’angolo ci siamo ritrovati lungo delle stradine di campagna…. dritte e strettissime…. Alan incurante di tutto portava la macchina sui 130 km/h. Accortosi della nostra preoccupazione ha debuttato con la frase: ” It’s my highway!”. Così ci siamo sentiti davvero come ad Hazzard…. Mancava solo lo Sceriffo Rosco… Quando finalmente sono arrivato mi sono goduto uno splendido panorama, la fattoria infatti è situata a 350 m sopra il livello del mare, davanti a me solo una immensa pianura e ancora più lontano l’orizzonte e le alte montagne.
Prima di riprendere a scrivere ho aspettato una settimana per avere una visione più generale di questa esperienza, in verità c’è stato anche poco tempo.
Infatti abbiamo iniziato a lavorare fin da subito. Abbiamo passato i primi tre giorni senza la moglie di Alan, “essa” come la chiama Roberto era impegnata non so bene dove, così Il nostro fattore per tre giorni consecutivi ha cucinato il maiale… pranzo e cena… La domenica era intenzionato a farlo anche a colazione… Bacon e uova… Alle 7.00 del mattino… Tutto questo per la felicità dell’amico Roberto che odia il maiale…
La giornata tipo inizia con la sveglia alle 6.40 e colazione alle 7.00. Io e Roberto dormiamo in una specie di casetta-palafitta-magazzino…

Tutta di legno, sporca e polverosa con i “buchi della velocità”… Una specie di colabrodo/catapecchia dove non c’è differenza tra temperatura esterna e quella interna, per via delle “prese d’aria” naturali. I primi tre giorni abbiamo superato abilmente una tempesta e temperature di 5-6 gradi. Le parole per descrivere le condizioni spartane si potrebbero sprecare…. Ma dopo aver pensato per un attimo di pulirla un pò… Io e Roberto abbiamo deciso di abbandonare l’idea per paura di scoprire nuovi e inesplorati mondi… Comunque questa dependance è situata quasi davanti alla casa di Alan. In questo modo ho circa 20 minuti di tempo per svegliarmi e raggiungere l’abitazione principale per poter consumare il breakfast mattutino. Solitamente prendo il té… Ma ogni tanto cedo al caffè solubile… E di questo mi vergogno profondamente.

La casa principale a livello di pulizia non è da meno… Sembra allestita per Halloween ma poi ti accorgi che le ragnatele e i ragni soprattutto sono veri e fanno parte della famiglia. Nello scompartimento delle pentole ogni giorno ritrovo lo stesso scarafaggio…. Ormai ho confidenza con quasi tutti gli animali “domestici”. Anche il bagno non scherza… Ragnatele al posto delle tende, forse un modo originale e in pandan con il clima campagnolo. La cosa buffa è che ci tengono tantissimo a farci togliere le scarpe prima di entrare in cucina, così sono costretto a camminare sulla loro moquette lurida.
Ogni tanto mi capita di pensare al rischio di prendermi qualche infezione, forse paradossalmente sarebbe più igienico non farsi la doccia… Ma come posso rinunciare a 3 minuti di relax sotto l’acqua? Si avete capito bene, solo 3 minuti di tempo per la doccia… Perché la fattoria utilizza solo acqua piovana e quindi va centellinata a dovere. Per questo motivo anche lavare i piatti è un eufemismo… Infatti siamo costretti a utilizzare il loro metodo che al massimo
serve a bagnare le padelle e i piatti… Ogni tanto però, quando non sono visto, cerco di sgrassare tutto a dovere… Comunque a parte queste scomodità il nostro Alan o zio Jesse come preferisco io ci ha mostrato il lavoro di routine della fattoria. Per prima cosa dar da mangiare alle galline, poi le quaglie e anche i maiali. Questi compiti abbastanza divertenti vanno ripetuti giornalmente, per il resto i lavori si diversificano a seconda della giornata. Il secondo giorno per esempio è stato molto interessante perché abbiamo prodotto circa 50 litri di birra, una cosa che non avevo mai fatto prima e che ha attirato il mio interesse… Purtroppo un piccolo particolare… Il luogo… scelto con perizia scientifica si è trattato del pollaio… Un posto che tutto può essere tranne che pulito e sterilizzato. Infatti Roberto che produce la birra in Italia ha chiesto se non fosse meglio disinfettare tutti gli strumenti… Ma lo zio Jesse ha esposto la sua tesi a riguardo… è contrario agli agenti chimici e la birra fatta così è di sicuro più salutare… Lui ci tiene molto alla cura del corpo ma non avevo capito bene ancora quanto…. Infatti solo qualche giorno dopo ho iniziato a inquadrare meglio la sua personalità.
Lo zio Alan ora battezzato da Roberto in Gino è uno spirito libero, particolarmente sensibile alla causa eco-sostenibile…

Infatti per 3-4 giorni ha utilizzato lo stesso olio per friggere le diverse pietanze… Anche il frigo è pieno di alimenti dai colori fluorescenti… Da circa 6 giorni osservo un recipiente pieno di lardo di maiale. E’l'avanzo del cosciotto al forno.
Quando sparirà inizierò a preoccuparmi…
Ecco zio, forse sei troppo eco-sostenibile… Cazzo buttala una cosa ogni tanto!
Finalmente dopo qualche giorno facciamo la conoscenza di “Essa” ossia la moglie di Alan! Winnie, la ragazza cinese che fa il wwoof con noi, ci ha parlato spesso delle sue doti culinarie e dopo giorni di mono-dieta al maiale vorremo cambiare menù. Purtroppo la fama che l’ha preceduta era solo leggenda o meglio fandonia. Non so a cosa sia abituata a mangiare la cinese ma sono davvero dispiaciuto per lei. Comunque la signora Kingston si chiama “Linda” ma il suo nome messo in relazione con il suo modo di essere appare subito come un chiaro esempio di ossimoro…. Infatti noi l’abbiamo battezzata semplicemente come “Luridona”.
Anche lei ha circa 60 anni ma ne dimostra molti di più.. Da Domenica, giorno del suo arrivo, poltrisce in salotto con la scusa del raffreddore. Senza aver ancora cucinato o pulito casa. In compenso vaga per la sua “dimora” tossendo e starnutendo da per tutto… Una volta anche addosso al sottoscritto… Manco fosse un untore descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi. In realtà una volta la svergognata ha pure mollato uno scorreggione in cucina, con nonchalance facendo finta di nulla. Anche “essa” ha le unghie nere, ma non perché sono pestate come quelle di Alan, solo semplicemente sporche. Durante i pasti non fa altro che leccarsi le dita… E non nel senso figurato per la bontà del cibo… Purtroppo.
In questo momento mi trovo a tavola, quello che state leggendo è solo un resoconto generale… infatti mi sento un po’ come il figlio del Perozzi mentre scrive il tema a casa del conte Mascetti.
Immagino vi starete chiedendo perché tutta questa cattiveria nella mia descrizione… Mi dispiace per voi ma onestamente non sto neppure calcando la mano… Non è una esagerazione ma solo fatti. Tralasciamo i dettagli estetici e passiamo a capire la psiche di questa donna. La prima volta che ci siamo incontrati non mi ha quasi salutato, in compenso mi ha elencato le varie faccende da svolgere durante la giornata… A causa del suo accento o della sua velocità di pronuncia non ho colto subito alcuni dettagli… Così quando ho chiesto la cortesia di ripetere ha immediatamente fatto gli occhi bianchi.
Ho capito così che tra di noi non sarebbero scoccate le scintille d’amore… Al massimo per l’attrito. Subito dopo ha debuttato con alcuni discorsi a proposito degli stranieri che invadono l’Australia in cerca di lavoro ecc… Dimenticandosi che solo i poveri stronzi come noi Working Holiday VISA fanno certi lavori “sporchi”, soprattutto il wwoof. Anyway Linda nutre uno spiccato interesse per l’ambiente, con una particolare attenzione sull’uso delle erbe come medicina alternativa. Lei stessa ammette di non aver fiducia nella medicina tradizionale e nei dottori. Infatti da circa una settimana si cura con i suoi rimedi, non ha fatto nessun miglioramento anzi la sua tosse sembra peggiorare… Contenta lei… A titolo di sfida Roberto al primo sintomo di raffreddore ha preso l’aspirina e nonostante l’espressione di disapprovazione della vecchia megera ora lui sta benissimo. Comunque vedendola meglio mi chiedo come abbiano potuto ridurla così una vita all’aria aperta e il cibo organico… Lo smog e il cibo spazzatura iniziano a mancarmi. Sicuramente la specialità di questa donna è appunto la critica, ma non nel senso positivo del termine. La sua critica è di tipo acida e sterile in piena armonia con il suo essere. La parola che la linda usa in maniera ricorrente è “chemical” termine che intende tutto ciò che è di produzione industriale… Basta nominare la coca cola o tim tam i famosi biscotti Australiani per scatenare il suo disappunto… Infatti ultimamente questo è diventato il mio sport preferito. Non sono mai stato un estimatore di mcdonalds, hungry jack’s, kfc ecc insomma di junk food, ma vederla irritata da tali discorsi mi aggrada parecchio. Quello che invece mi fa stizza è la sua inutilità all’interno della farm, dopo più di una settimana non ha mai pulito neppure il bagno e ha cucinato solo 2 volte: zuppa alla ortiche e zuppa alle patate dolci. Sulla prima nulla da dire, forse l’unica cosa che sa cucinare… Ma come ricorda il caro amico Roberto siamo provvisti anche di denti… Usiamoli ogni tanto… Fosse per lei ci sarebbe zuppa mattina e sera… Dopo ore di fatica non mi sembra proprio il caso. Nel libro del wwoof la parola chiave presente in ogni paragrafo è “interscambio”… Noi non riceviamo un salario per i lavori svolti, ma lo scambiamo con il vitto e l’alloggio… Fino ad ora il rapporto mi sembra più che impari. Per fortuna tra italiani ci siamo ingegnati a fare la pizza e il pane… Altrimenti saremo morti di fame. Tutto questo forse viene percepito da lei come uno sconfinamento dei ruoli o una mancanza di rispetto; infatti giorno dopo giorno a causa del nostro trafficare in cucina l’aria è diventata sempre più pesante, per fortuna Alan e Winnie hanno apprezzato.
Durante la giornata comunque siamo sempre molto impegnati e ogni tanto capitano dei lavoretti interessanti. Per esempio nei giorni scorsi abbiamo utilizzato anche il trattore. Il lavoro consisteva nel trasportare delle pietre… Alan ci ha lasciato completamente indipendenti, così tra un viaggio e l’altro la giornata è passata velocemente. Certo ogni tanto tra le salite e le discese ripide c’è stata la paura di ribaltarsi… Ma la filosofia qui è “no worries” oppure “easy going”, da noi si dice semplicemente a cazzo di cane. Però è bello scoprire attraverso queste cose anche la mentalità della gente, ora inizio anche a capire il perché dell’assicurazione in caso di morte citata dal libro wwoof… Comunque ora non vorrei passare per il solito criticone, infatti ci sono stati anche momenti più che positivi.
La giornata migliore in assoluto è stata quando abbiamo applicato le tag alle mucche… Alan mi ha chiesto pure di castrare un vitello nel caso me la fossi sentita… Così in pochissimo tempo ho cercato di calarmi nei panni del cowboy ed è stata un’esperienza unica. Prima di tutto Alan ci ha spiegato come andavano radunati i bovini… Saranno stati una ventina, la maggior parte ormai adulti tra cui 2 bei tori… Enormi. Inizialmente infatti ero intimorito dalla loro grandezza, ma nonostante questo ormai ero deciso a provare questa esperienza. Alan ci ha spiegato la prima regola da rispettare: “Mai e poi mai posizionarsi dietro i bovini” questo per evitare i calci. Era Fondamentale quindi accompagnarli lateralmente per indirizzarli verso il recinto. Questa fase semplice a dirsi si è mostrata ardua soprattutto per dei principianti come me e Roberto. Comunque dopo diversi tentativi siamo riusciti a far entrare tutte le bestie nel recinto, anche a forza di urla e gesti con le mani! Come nei film! La difficoltà più grande sta nel non lasciarsi scappare neppure una mucca, perché altrimenti le altre inizierebbero a seguirla e tutto il lavoro fatto per riunirle risulterebbe vano. Comunque dopo alcuni fallimenti siamo riusciti a tenere compatta la mandria. Il secondo step consisteva invece nel farle entrare una ad una all’interno di una gabbia e al momento giusto bloccare il collo con una morsa per immobilizzarle; dopodiché si procedeva con la tag, ossia etichettare l’orecchio del bovino tramite una pinza. Detto così sembra una cosa semplice e lineare… Ma sotto la pioggia, immersi nel fango e tenendo conto che gli animali oppongono un “po’” di resistenza… Vi assicuro che il dispendio di energie è notevole. Infatti alla fine della giornata ero completamente stremato, ma sul momento non sentivo la stanchezza perché mi stavo divertendo di brutto. In particolare quando ho provato a fermare due vitellini con le mie mani, perché troppo piccoli per essere bloccati dalla morsa. Uno tra l’altro mi ha pure tirato un calcio sullo stinco… Motherfucker! Per fortuna mi ha preso di striscio e non è successo nulla… Ma a parte questo la scena era davvero comica: io che non sapevo come prenderlo, il povero animale che scappava mentre in tre persone lo inseguivamo immersi nel fango. Alla fine della giornata stanchi ma contenti abbiamo festeggiare con un bel po’ di birra home made. L’unico rammarico il fatto di non aver castrato neppure un vitello… Alan ha detto che ormai erano troppo grandi e forse c’era bisogno del veterinario. Comunque a parte gli scherzi è stato davvero spassoso avere a che fare con delle bestie così grosse senza farsi impressionare troppo….
Domenica! Dovrebbe essere il nostro giorno libero! Così almeno ci ha detto Alan… infatti dovremo andare all’ultimo appuntamento della fiera sull’agricoltura! Rock and roll come dice lui… Anche il nostro farmer ha il suo stand, così ci dirigiamo alle 7 del mattino verso Brisbane, località sconosciuta. Alan è entusiasta, ci racconta della fiera e dei suoi prodotti.. Di quanto ora sia importante e di come era agli inizi… Ecc ecc una super pippona! Ci fermiamo al distributore per fare benzina e poco dopo Alan ci mostra una “tavoletta” contro l’energia cinetica… Ci aveva già accennato di qualche sua idea a riguardo… Ma comunque questa è un’altra storia che vi racconterò dopo. Ora siamo al distributore di benzina e stiamo per riprendere la marcia verso la fiera. Appena arrivati ci invitano a divertirci e fare un giro per tutta la fiera, ci incontreremo nuovamente per le 16.30, prima di ritirare tutto e far rientro a casa.
Così io, Roberto e Winnie ci dirigiamo tra le varie attrazioni dell’exhibition: rodeo, moto cross… Ecc ecc. Nel frattempo siamo andati a mangiare thai. La gente che ci circondava era per il 90% obesa. Anche al bar ho notato come un bambino di 10 anni si divertiva a ruttare tra l’indifferenza della gente e soprattutto di suo padre.
Come d’accordo nel primo pomeriggio raggiunto il punto di incontro per iniziare a smontare lo stand, caricare tutto e far rientro a casa… In quel momento io e Roberto ci siamo trasformati nei facchini… Mentre “essa”, seduta comodamente sulla sedia, ci impartiva gli ordini su dove e come sistemare le cose. Dopo aver finito è stato poi il turno dei loro amici…. Quando tutto era pronto e impacchettato la “Luridona” si è accorta di aver perso il suo portafoglio… Avrei voluto ucciderla… Così abbiamo perso altro tempo…. Noi eravamo esausti e dopo il tramonto faceva già freddo. Non vedevamo l’ora di rientrare a casa per una doccia e poi cenare con la pizza che avevamo già preparato. Non sapevamo ancora quello che ci aspettava… Infatti durante il tragitto, sempre “essa” chiamò sua figlia per avvisarla che sarebbe passata a trovarla, così indirettamente fummo invitati a cena. Realizzammo tutto questo solo dopo un po’… Quando Alan ci avvertì del cambio di programma: niente pizza ma zuppa…
All’ingresso ci aspettavano due figure indistinte… Quando i tratti si delinearono meglio riconobbi le due figure: una donna dagli occhialini tondi, bionda con i capelli ricci. Avrà avuto 40 anni… Sembrava normale ma ero intimorito dal suo sorriso da ebete. Con lei suo figlio, un ragazzo di 16 anni, alto capelli rossi e lentiggini. I suoi occhi erano nascosti dietro due spesse lenti. Aveva le gambe e braccia secche, ma inspiegabilmente una pancia gonfissima… La seconda cosa che notai fu la sua mano umida e appiccicosa…. Purtroppo. Dopo aver preparato la tavola ci sedemmo a mangiare. Eravamo in 7 persone e la cena consisteva in una zuppetta per 3/4 persone. Io stavo impazzendo di fame e nel frattempo la padrona di casa parlava e rideva con gli altri commensali… A questo punto pensai si potesse iniziare a mangiare…ma subito dopo aver messo un pezzo di pane in bocca sentii la voce della padrona che chiedeva un attimo di silenzio per ringraziare il signore di questa cena! Ops… Rispondo “Ammehn…” mentre faccio sparire il boccone.
Comunque dopo 10 minuti io e Roberto continuavamo a sentire i crampi della fame.. La zuppa era finita… E come per magia ci siamo ritrovati a passare da ospiti a lavapiatti. Ma per rincarare la dose non contenti oltre ai nostri piatti abbiamo lavato le stoviglie anche del giorno prima.
La sorpresa più incredibile fu comunque quella di trovare la porta del bagno tappezzata con alcune preghiere… mi chiedo ancora se sia estremismo religioso o piuttosto blasfemia…
(Ormai non mi stupisco più di nulla… in ostello ho perfino visto un annuncio pubblicitario di sport estremi nel bagno dei portatori di handicap, ma questa è un’altra storia).
Alla vista delle preghiere non sono riuscito a trattenere le risate, neppure al mio rientro a tavola… Non potendo fare gesti… così ho invitato Roberto a visionare il bagno personalmente…. Al suo ritorno la scena è stata esilarante.
In realtà, a parte questa parentesi, l’atmosfera generale era grottesca.
Il resto della tavolata non aveva più argomenti, stavano zitti a guardarsi negli occhi… Così per superare l’imbarazzante silenzio ho persino mostrato interesse sulla zuppa in questione… la terza della settimana. Le mie domande sugli ingredienti non trovarono risposta, neppure la padrona di casa sapeva cosa ci fosse… L’avrà cucinata per lei lo spirito santo? Così mentre tiravo a indovinare i vari ingredienti chiedi istintivamente se ci fosse anche dell’aglio. In quel momento ne stavo masticando l’unico spicchio presente in tutta la zuppa.
Finalmente lasciamo quel posto di pazzi riprendiamo la via di casa.
All’arrivo riuscivo a malapena sentire la circolazione delle gambe…
Pensavo di aver finito e poter andare a letto… invece… Alan, che era più affamato di noi, ci chiese di cucinare la pizza… Anche io stavo impazzendo dalla fame, ma ero troppo stanco per cucinare… Così domandai come mai non gli fosse bastata la cena a base di zuppa. Alan mi fissò come per dire: “non prendermi per il culo” e insistette affinché cucinassi.
Dopo aver fatto la pizza per tutti… “essa” compresa, Alan si rivolse verso di lei con la sua classica esclamazione: “Hello!? Hello!?” come per dire “Svegliati”. Così in maniera simpaticamente minacciosa ordinò alla moglie di declinare tutti i prossimi inviti della figlia… per la precisione indicata come “quella cretina di tua figlia”. Per poi farfugliare qualcosa e concludere con una frase ben definita che suonava proprio ”fucking zuppa”.
Alan era visibilmente incazzato e giustamente non le ha mandate a dire. Purtroppo non ho potuto far altro che godermi il contenzioso familiare senza poter dire anche la mia…
Il giorno successivo, durante la pausa lavoro Alan ci ha mostrato una strana scatola piena d’acqua, situata sul retro del furgone. Dopo averci chiesto di indovinare di cosa si trattasse ha infine spiegato il suo funzionamento. Secondo lui era possibile ricavare l’acqua dalla combustione per poi scindere l’idrogeno dall’ossigeno… purtroppo durante il liceo sono stato un asino in chimica, ma nonostante tutto mi sembra una grande stronzata… Comunque l’abbiamo lasciamo fare, perché ormai tutto fa brodo e siamo curiosi di cos’altro riuscirà a raccontarci. Nei giorni scorsi abbiamo capito che i due coniugi fanno parte di quel gruppo di persone indicate come “complottisti”, coloro che riescono a scorgere intrighi, spie, intelligence governative anche quando vanno in bagno. Successivamente Alan ci ha mostrato l’altra “scatola” quella di legno… contenente delle placche di metallo. Quando Roberto chiese se fosse acciaio… Alan tagliò corto indicandolo come un metallo “speciale”… Grazie ad esso infatti era possibile “catturare” l’energia statica della benzina… uno dei più grandi problemi a livello di inquinamento!! Non contento ha poi estratto una specie di anello di rame con una stellina interna, denominato z5, inserito poco prima del filtro. Ma anche questa volta mi sbagliavo, infatti non si trattava di semplice rame, bensì di una lega “speciale”. Questa riusciva a far raggiungere una combustione del 100%… quindi inquinare di meno e risparmiare carburante…
Come ciliegina sulla torta, infine, ci ha invitato a guardare con lui un video su youtube… Un suo amico infatti dimostrava l’utilizzo e i vantaggi di questo prodigio della tecnologia… Ad un certo punto quando stavo per scoppiare a ridergli in faccia… Alan ci ha proposto di fare da “rappresentanti” per questo prodotto, con soli 300 dollari potevamo acquistare il materiale e iniziare a lavorare per una società “Multilivello”… Cosa??? ahahahah
Solo più tardi Roberto mi ha ricordato del vecchio caso italiano scoperto da Striscia la Notizia. Vi dice nulla il nome “Tucker”… il dispositivo a tubo di scappamento per auto che, sulla carta, avrebbe dovuto abbattere l’inquinamento dei gas di scarico e far risparmiare combustibile e costi per aziende e privati… grazie alle numerose segnalazioni nel 2009 il titolare di questa società è stato condannato a 11 anni per truffa. Infatti il tubo era solo un tubo… Il caso di Alan non mi sembra molto lontano… Ma noi ormai l’abbiamo preso come passatempo e ogni giorno ci mostriamo sempre più interessati al prodotto, giusto per farci due risate nel mentre che lui ci elenca tutte le sue teorie complottiste.
Stamattina, come da prassi, ho fatto il countdown dei giorni che mi separano da Byron Bay. Questo è l’unico pensiero che mi mette di buon umore. Infatti mi sono diretto a fare colazione con un sorriso grande così! Peccato che subito dopo esserci accomodati siamo stati serviti con due ridicoli pezzi di pane come colazione… Il motivo, semplice… non c’era altro da mangiare. Roberto, che nel frattempo era diventato il panettiere di casa, si trovava in sciopero da qualche giorno… La Luridona, infatti, forte della sua critica acida si era permessa di sentenziare sulla qualità del suo prodotto… Senza considerare la possibilità di farlo lei…
Alla terribile notizia di carestia ho visto Roberto sudare… per poi lasciarsi andare in una lunga serie di maledizioni in lingua italiana che avevano come protagonista la nostra amata Luridona. Infine ha proposto di darla in pasto ai maiali, per poi cambiare idea in rispetto dei poveri suini.
Per fortuna il nostro “saperci arrangiare” tipico italiano ci siamo salvati, infatti con un po’ di uova e farina ho preparato qualche pancakes e ci siamo sfamati in questo modo… finalmente Roberto mi faceva meno paura.
Prima di iniziare a lavorare però Linda ha farfugliato qualcosa finché non ho capito le ultime parole… “It’s a nice day for a PICNIC” … fuori comunque c’erano 10 gradi.
Senza dare peso a quelle parole ci siamo messi a lavoro, sino alla pausa té. Saranno state le 10.30 circa quando Winnie si è avvicinata verso di noi con un cestino… da picnic. Dentro c’erano alcuni panini, fatti con gli avanzi del roast beef di maiale e un’insalata ormai andata. Mentre mi avviavo per il bagno… Winnie mi ha avvisato che l’abitazione era chiusa a chiave… Linda era uscita per fare qualche commissione e sarebbe rientrata solo dopo qualche ora… In pratica la storia del picnic è stata una scusa per lasciarci fuori casa, come degli animali da cortile… senza la possibilità di utilizzare il bagno.
Strano, eppure solo qualche giorno fa si sono fidati completamente di noi, consegnandoci sia le chiavi del furgone che dell’abitazione…
In quelle condizioni abbiamo realizzato quanto fosse ingiusto continuare a lavorare e così abbiamo deciso di cazzeggiare sino al suo ritorno… avvenuto alle 16.00 con 2 ore di ritardo…
Incazzati neri ci siamo precipitati in cucina e abbiamo iniziato a cucinare la pizza senza rivolgere una parola a quella stronza di Linda. Le nostre facce parlavano da sole e lei aveva capito subito quanto fosse pesante l’aria che tirava.
Da quel momento iniziò la guerra fredda, finché Linda rivolgendosi a Roberto chiese se quella sarebbe stata la nostra cena… in pratica altro non era che un ultimatum: “Se mangiate ora non vi sarà permesso di mangiare con noi!”.
Come risposta abbiamo fatto “spallucce” e ci siamo rimessi a cucinare.
Non sarebbe stata una tragedia difatti perdersi i suoi “manicaretti”.
Quando la pizza era ormai pronta suonarono alla porta… Era il loro vicino… si era portato 2 bottiglie di vino, che da li alla fine avrebbe scolato fino all’ultimo goccio. Poco dopo ci raggiunse Alan e si rese subito conto del nostro strano comportamento… così alla sua domanda: “va tutto bene?” ho semplicemente risposto di no… aggiungendo che non avevo portato a termine il lavoro nel pollaio perché sprovvisto degli strumenti giusti. Vi assicuro che è stato un incubo… In una parola deep shit… non sto neppure a spiegarvi i dettagli per risparmiarvi i conati di vomito. Anyway anche Alan percepiva che in generale eravamo stanchi di alcune cose… e la nostra pazienza ormai era esaurita.
Dopo cena, non vedevo l’ora di farmi una doccia… ma sfortunatamente l’acqua non uscì dalle condutture… Così avvisai Alan che andò fuori a controllare. Dopo cinque minuti fece ritorno… e come se fosse la cosa più naturale del mondo ci avvisò che l’acqua era finita ma sopratutto che la mattina dopo alle 5.00 ci avrebbe accompagnati alla stazione, dato che non sarebbe stato possibile continuare la nostra permanenza in tali condizioni. Così alle 20.00 circa ci ritrovammo sfrattati per il giorno successivo senza aver prenotato ancora l’ostello. Poco male, rispetto al piano originario si è trattato di un solo giorno di anticipo, ma comunque avevamo poche ore a disposizione per trovare una sistemazione a Byron Bay e fare le valige. Durante la ricerca dell’ostello, in privato, Roberto mi confidò di alcuni strani movimenti che io non avevo notato. Infatti poco prima che entrassi in bagno Alan, Linda e il vicino erano spariti per alcuni minuti. Sarà stato un caso, non lo so… ma dopo tutto quello che era successo abbiamo pensato che forse l’acqua era stata chiusa di proposito, per utilizzarla poi come una scusa e sbatterci fuori di casa. Come se non bastasse mentre eravamo indaffarati a trovare una sistemazione siamo stati costretti a fare le foto di rito… con i sorrisi più amari e finti di tutta la mia vita. Per fortuna c’era il vicino che ormai era ubriaco fradicio… un uomo over 60, alto e grosso che ci provava spudoratamente con la ragazza cinese (20 anni). Vista la sua insistenza il disgusto ha dissolto immediatamente ogni ilarità iniziale… Ma a parte questo non c’era più tempo da perdere, le valige dovevano essere pronte per le 4.00 del mattino, così ci siamo ritirati nella capanna dello zio Tom.
Alan ci sta accompagnando alla stazione, finalmente potremo fare ritorno alla civiltà… Spero che non tutte le fattorie presenti nel libro siano come questa, anzi sono sicuro che ci saranno persone serie…
Comunque per quanto mi riguarda io cambierei la sigla in:
WWOOFF Willing Workers On Organic Fucking Farm!!!
Byron BayArrivo!
































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